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Palazzo Ducale
Un palazzo che ha fatto la storia del brigantaggio in Basilicata.
Sulle origini del Palazzo Ducale, é importante non trascurare l’influenza monastica che caratterizza l’Italia Meridionale dal VII all’ VIII secolo segnando con le loro architetture il territorio lucano. Quindi é possibile ipotizzare che all’origine il complesso monumentale sia stato sede di una comunità monastica, anche se risulta difficile stabilire quale sia stato il nucleo originario e gli ampliamenti successivi. L’impianto si divide in due parti: la prima che conserva presumibilmente i caratteri dell’antico castello costruito intorno al 1100,
l’altra invece costituisce l’ampliamento a Sud – Ovest attuato durante la seconda meta’ del ‘400 da architetti napoletani e che dimostra una diversa impronta nella distribuzione e nei caratteri.Il Palazzo si arricchisce cosi di ampie loggiate. Il Palazzo e’ imponente per le sue dimensioni e la sua complessità architettonica. All’inizio del complesso si trovano i resti di una chiesa ad unica navata coperta con capriate lignee dove internamente sono ancora evidenti i resti di un altare. Prospiciente la chiesa troviamo un cortile con al centro una botola di una cisterna, sul lato sinistro una torre o un campanile più alta della misura attuale.Lungo la facciata principale spicca un ampio portico sopra il quale vi e’ una loggetta che si estende per quasi tutta la facciata dell’edificio, sorretta per il resto da sporgenze che aumentano il volume del palazzo e sono munite di ampi portali, visibilmente restaurate altre loggette isolate di notevole pregio contribuiscono a rendere armonioso il Palazzo.Da notare dei caratteristici portali bugnati di pregevole fattura.Un suggestivo portale di ingresso dell’ala Est del Palazzo (foto sinistra) mette in comunicazione l’esterno con il borgo antico. Nella facciata posteriore e adiacente al nucleo storico da evidenziare la presenza di alcune finestre che richiamano presumibilmente lo stile di quelle del Palazzo Ducale di Venezia. Al suo interno sono custodite tele settecentesche e pregevoli dipinti uno dei quali raffigurante il ratto delle sabine.
Sede di nobili famiglie come gli Orsini. Nel 1633, il 20 Ottobre, il Barone di Bisceglie, Francesco Melazzi per 200 ducati acquistale terre di Pietragalla e Casalaspro. I Melazzi si succedono alla baronia di Pietragalla per quattro generazioni. L’ultimo Melazzi, Teodosio, non ha eredi diretti per cui una delle figlie sposando un Acquaviva D’Aragona da l’avvio a questo nuovo casato. Questo palazzo conserva una testimonianza storica notevole se si pensa che ad esso e’ legata la vicenda di due giornate di battaglia dei cittadini pietragallesi contro i briganti. I giorni 16 e 17 Novembre 1861 segnarono la fine del brigantaggio. Una colonna di circa 400 briganti invadendo i vicoli di Pietragalla costrinsero parte della popolazione a rifugiarsi nel palazzo. Dopo ore di resistenza e cruenta battaglia, i briganti viste le numerose perdite non poterono che ritirarsi. Il Console inglese da Tagliacozzo scrivendo al suo paese dice: “Dopo la fazione di Pietragalla, la piu’ importante in basilicata, la banda Borjes non pote’ piu’ riorganizzarsi”. L’evento e’ testimoniato da una lapide posta sulla facciata principale del Palazzo Ducale.
Questo storico Palazzo degli Acquaviva d’Aragona Fortalizio improvvisato dalle memorande giornate del 16 e 17 Novembre 1861 ardimentosi cittadini in piccolo numero opposero vigorosa resistenza estrema eroica resistenza alle orde gigantesche del generale Borjes che decimate sbaragliate sconfitte dal rinsaldato valore del popolo in armi volsero in precipitosa e ordinata fuga perdendo per sempre la tracotante baldanza che di stragi e di rovine aveva funestato le terre lucane Pietragalla nel 71° anniversario consacra l’imperitura riconoscente gratitudine a queste mura ospitali sacre alle memorie dei posteri rivendicando orgogliosa gloria.
CORTEO STORICO DI ACERENZA
Il Corteo Storico si compone di circa 200 figuranti sfilano per il borgo medioevale di Acerenza per poi giungere nella maestosa cattedrale dell’ XI secolo ove si rievoca l’incontro tra Roberto il Guiscardo e sua moglie regina Longobarda e l’arcivescovo Godano che decidono la costruzione del tempio. Per due giorni (11 e 12 Agosto) il borgo si anima con giocolieri, musici, mangiafuoco e con mercatini ove è possibile degustare piatti tipici della cucina medievale.
Si è tenuto anche quest’anno l’appuntamento, ormai fisso, con una delle più longeve rievocazioni storiche della Basilicata. Si tratta del corteo storico “Dai Longobardi ai Normanni: storia di una cattedrale” che ha avvolto di suggestive atmosfere medievali la cittadina di Acerenza. L’evento, giunto alla 18ma edizione, è stato curato dall’associazione culturale Acheruntia in collaborazione con numerose associazioni del centro normanno e si è avvalso del patrocinio del Comune di Acerenza edella Comunità montana Alto Bradano. Il corteo è partito alle 19,30 dal museo diocesano e ha attraversato le strade principali della cittadina per poi terminare in largo Arnaldo, all’ombra della cattedrale. E, come ogni anno, è proprio la maestosa cattedrale di Acerenza a costituire il fulcro della rappresentazione. La storia è quella di Sikelgaita, dama dal carattere risoluto, e del marito Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, uomo astuto ed ambizioso, che insieme al vescovo metropolita Arnaldo edificherà nel 1080 quel crocevia di mito e religiosità che è la cattedrale normanna. Centocinquanta e più di figuranti, bardati con costumi d’epoca dai colori sgargianti, hanno fatto sì, che chiunque potesse rivivere un frammento significativo di una storia che sovrappone e confonde sacro e profano, altare e corte, spada e pastorale, alleanza che poco più tardi porterà diritto all’esperienza delle crociate.Per l’occasione Acerenza si è vestita dei colori e delle atmosfere enigmatiche del medioevo. Ogni piazza del centro storico è stata animata e ha avuto una precisa funzione nella drammaturgia del corteo. La porta di San Canio è ritornata per un giorno ad essere il varco principale della cittadina. Per acquistare ai mercatini medievali si poteva cambiare gli euro in Follaro, la tipica moneta adoperata al tempo dei normanni. A completare la scena la gastronomia tipicamente medievale (rigorosamente banditi patate e pomodori che arriveranno molti secoli dopo) e animazioni con mangiafuoco, saltimbanchi, giocolieri, danzatori, streghe e soldati normanni. Gli arcieri di Torre Maggiore insieme ai falconieri di Melfi, hanno regalato le loro esibizioni ai visitatori curiosi di ammirare tali antiche arti militari. La serata all’ombra della cattedrale si è conclusa con un concerto di musica medievale della compagnia napoletana Felix, organizzato dalla corale polifonica di Acerenza. Momento suggestivo, di alto niveau culturale che ha visto la partecipazione di un folto pubblico rimasto incantato da tali bellezze musicali di arte medievale e mediorientale. Suoni flebili e al tempo stesso dolci e penetranti che hanno reso palpabile quella meravigliosa atmosfera medievale, all’ombra della meraviglia. La cattedrale.
Enza SALUZZI