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Storia Lucana

La storia i suo misteri…il fascino di una terra ancora segreta

 storialucana

La domanda alla quale si è cercato di dare una risposta è stata: La nostra è stata una terra che ha partecipato alla storia o ne è stata ai margini, una terra assente? Quali eventi e quali siti hanno interessato la Lucania durante il medioevo delle crociate? La Lucania-Basilicata che oggi conosciamo non è sempre stata la stessa. In certi secoli è addirittura scomparsa come toponimo, così come scompaiono alcuni fiumi che si mettono a percorrere alvei sotterranei per poi ricomparire all’improvviso in altri e lontani luoghi. Ai tempi pre-romani era abitata da più popoli tra i quali gli Enotri, gli Osco-Sanniti o gli stessi Lucani. Il nome Lucania entra certamente nella geografia amministrativo-politica dell’Italia in epoca romana, quando costituisce la III regio augustea denominata della Lucania e dei Brutii. Ne troviamo traccia ufficiale sia negli scritti storici dell’epoca che nella mappa geografica romana delle tavole Pautingeriane, settimo segmento.Convenzionalmente l’impero romano crolla alla data del 476 dell’èra cristiana. A questa data la regione geografica che va da Poseidonia – Pompei ai piedi di Taranto e fin sotto il Pollino, con alterne e marginali vicende legate alle sue zone di confine, sicuramente si chiama Lucania. Siamo nel V secolo d.C.: fino a questa data già da almeno cinque secoli la nostra regione esiste con un nome chiaro ed esplicito che la identifica, è molto più grande dell’attuale territorio che conosciamo e costituisce il cuore geografico del sud: non si raggiunge la Sicilia via terra se non si passa dalla regione della Lucania prima e dei Brutii ( i calabresi) dopo.Da questa data intorno al V secolo in avanti l’Italia sarà interessata sempre di più a ciò che è passato sorto il nome di invasioni barbariche.Sul finire del VI sec. arrivano i Longobardi. Nell’anno 568 re Alboino conquista l’Italia.

Nel Sud i Longobardi s’insediano a Benevento. A partire da questi anni inizia la rivisitazione geo-amministrativa degli antichi territori romani e, per quello che ci riguarda, della III regio augustea.
Il ducato longobardo di Benevento si configurerà diviso in:
– gastaldato di Acerenza
– gastaldato del Latiniano (tra il Pollino e Stigliano)
– gastaldato del Laino (lagonegrese)
– gastaldato di Lucera (valle di Diano, Cilento, prov.Salerno)
– contea di Marsico
– contea di Potenza
– contea di Venosa
Con l’arrivo dei Longobardi il nome Lucania scompare.
I siti una volta appartenenti alla Lucania continuano ad essere interessati dagli eventi storici ma essi non vengono più associati ad una identica macro-area geo-politica. I siti ora apparterranno ad altre macro-aree, innanzitutto all’Apulia. Amato di Montecassino, Guglielmo Apulo, Falcone beneventano, Goffredo Malaterra, Alessandro di Telese, Ugo Falcando sono i maggiori cronisti dell’epoca. Soffermiamoci momentaneamente su due siti della nostra regione attuale che sono stati riportati da scrittori coevi con i relativi eventi che li riguardano:
-Anno 798, Grimoaldo III o forse Grimoaldo IV dona a Montecassiono l’abbazia benedettina di Banzi.
– Anno 800, Grimoaldo, duca di Benevento, nel muoversi contro Sicone, gastaldo di Acerenza, improvvisamente muore. Sicone, che da questi doveva essere punito, ne prende invece il posto e, col titolo di duca, da Acerenza si trasferisce a Benevento, capitale longobarda.
I due episodi riportati riguardano il proto-cenobio benedettino lucano, e senz’altro uno dei più longevi in assoluto del Centro-Sud d’Italia essendo rimasto attivo dall’VIII sec. fino alle leggi eversive del feudalesimo degli inizi del XIX sec., e un gastaldato importante, quello di Acerenza, il cui signore diventa duca di tutte le terre longobarde meridionali. Sono due episodi che raccontano della Lucania senz’altro protagonista della storia dei grandi eventi ma che non viene chiamata Lucania, come invece succederà agli storici coevi o moderni riferendosi ai siti della vicina Puglia, della Calabria o della Campania, siti che vengono ricondotti o richiamati anche attraverso i nomi della loro regione di appartenenza. Da noi non si assiste, nelle cronache che riportano gli eventi, a questo richiamo. La circostanza, naturalmente, si presta ad avere delle conseguenze. Con i Longobardi, già da due secoli, nel VII e nell’VIII dell’èra cristiana, ciò che succede nei siti dell’antica Lucania non è più ricondotto al suo antico territorio di appartenenza e al suo nome, Lucania. I siti dell’antica Lucania sono ora privi dell’originario toponimo. Fanno storia a sé perché hanno un’autonoma identità amministrativa. La parola Lucania è scomparsa. “Quale conseguenza di questa frammentazione politica, segnata da logiche ben differenti rispetto all’unitario scacchiere romano, in questi stessi secoli si perse definitivamente il riferimento alla regio romana. L’incompletezza e la parziale contraddittorietà delle fonti disponibili rispecchiano le incertezze dell’epoca e la concreta instabilità dei confini; solo gradualmente le ambiguità e le oscillazioni andarono poi a risolversi nei secoli successivi. Determinante nella vicenda lucana dei secoli XI-XIII fu quindi il passaggio dal ruolo di area di confine a quello invece di fulcro in un territorio politico-istituzionale ben più ampio e in graduale compattazione. Inevitabilmente anche la definizione dei confini regionali e dell’identità stessa della “nuova” regione non poteva non sentire le conseguenze dei cinque secoli di incertezza e di alterni predomini”. (1) La crescita economico-politica delle vicine regioni con lo sviluppo demografico delle loro città costiere, Salerno e le città campane sul Tirreno e Bari e le altre città dell’Adriatico meridionale, completano lo scenario delle cause che gradualmente, prima e dopo l’arco dei due secoli citati, rendono periferica questa terra. A metà del IX sec. in Puglia i Saraceni costituiscono due provincie, detti emirati: Bari e Taranto. Nell’entroterra dell’antica Lucania ci sono unità politico-amministrative chiamate contee e gastaldati, ai confini i siti vengono assorbiti dal potere bizantino o, nel caso degli emirati arabi, musulmano.
Sempre a metà del IX sec. Lotario, imperatore franco, ed ora imperatore del sacro romano impero divide il territorio longobardo in:
1) ducato di BENEVENTO: (Vulture, Valle di Vitalba, Contea di Venosa e metà gastaldato di Acerenza);
2) ducato di SALERNO (tutto il resto delle terre del Sud)
Nell’anno 871vengono cacciati gli arabi da Bari.
I Bizantini, che con i Longobardi abitano le terre del sud, le dividono in provincie chiamate Themi: ad uno di questi Themi viene ridato il nome di Lucania.

“In verità con il nome Lucania, dopo la conquista longobarda, ci si limitò ad indicare grosso modo la sola area occidentale del Cilento, con probabile riferimento alla scomparsa città di Lucania, situata vicino a Paestum. Come una meteora la denominazione ricompare pure in area bizantina.
Nella prima metà dell’XI sec. la parte meridionale dell’attuale Basilicata viene inclusa in un thema bizantino di nome Lucania. La capitale è forse Tursi e la linea del Basento segna il confine tra la Longobardia e la Lucania.” (2). Siamo negli anni in cui su un fazzoletto di terra di poche centinaia di km quadrati spesso si controllano a vista troppi popoli differenti. Si pensi, per rimanere dalle nostre parti ad Acerenza, Tolve, Banzi, Tricarico e Pietrapertosa dove convivono latini, basiliani, longobardi e musulmani. In questa terra così politicamente dilaniata e squarciata nei suoi confini amministrativo-politici il nome Lucania non indica. Non costituisce riferimento sufficientemente valido e tanto meno universalmente condivisibile. Bizantini e longobardi lo utilizzano per individuare luoghi diversi. In questo contesto appaiono, certamente nell’anno 1016, probabilmente a cavallo dell’anno Mille, tra la fine del Novecento e l’inizio del Mille, i Normanni. Quando i Normanni si allearono al longobardo Melo nel santuario di San Michele sul Gargano erano in Puglia e sempre la Puglia viene citata anche quando, nel 1042, scelsero Melfi quale loro capitale. Melfi viene infatti solitamente indicata quale città delle alture dell’entroterra pugliese. In un testo sulla prima crociata si legge: “In quell’anno 6 fratelli, figli di un piccolo signore normanno, Tancredi d’Altavilla, s’impadronirono della città di Melfi, posta sulle alture della provincia di Puglia” (3). Melfi viene attribuita alla Puglia e le alture lucane diventano alture pugliesi. La gente normanna, le loro famiglie (figli, suoceri, nipoti, nuore), abiteranno significativamente la Lucania, almeno per il periodo che va dall’XI sec. al XIII, anche se la loro presenza nel corso di questo tempo ha subito delle oscillazioni di densità demografica a causa dello spostamento dell’asse politico avvenuto prima verso Salerno e poi verso la Sicilia, e registrabile a decorrere gradualmente dalla morte del Guiscardo. Certamente nei tempi che precedono ed abbracciano le crociate le terre non appartenevano ad una stessa macro-area identificabile con un unico nome: erano divise tra baronìe, contee, principati, emirati, gastaldati, tra gente musulmana, longobarda, normanna e latina. L’ avvento dei Normanni segnerà lo specifico destino di questa parte dell’Italia con le originarie cause legate alle conseguenze di sviluppo, o di mancato sviluppo, in relazione al resto della penisola e dell’Occidente. I nort mann, gli uomini del nord, erano gli originari vichinghi di cui le documentazioni storiche narrano essere stati formidabili navigatori che con le loro scorribande razziavano e depredavano i luoghi dove giungevano. La loro cultura religioso-scientifica non era latina. Per avvicinarsi a quegli uomini e ai loro coetanei sparsi tra l’Atlantico e il Mediterraneo occorre con fermezza non proiettare in quel remoto tempo i paradigmi culturali dei nostri tempi. Occorre sforzarsi a vedere quel mondo avendo per modello altre geo-economie, diverse dalle attuali, altri giochi di potere, altri flussi migratori, altri rapporti internazionali e, soprattutto, altri valori sulla vita e sulla morte, sulla scienza, sulla natura, sulla religione. Forse capiremmo meglio i segni lasciati in quegli anni nelle pietre dell’Incompiuta di Venosa o della cattedrale di Acerenza se teniamo a mente che nei primi decenni dell’anno Mille in terra lucana vi erano normanni i cui nonni potevano aver conosciuto direttamente Rollone, il vichingo dai lunghi capelli biondi che aveva condotto le loro agili navi, i drakkar, a ritroso lungo la Senna e che nel 911 ebbe la Normandia dal re franco Carlo il Semplice, diventandone il primo duca. Soltanto centotrent’anni dopo i Normanni s’insediano a Melfi prendendo possesso dell’attuale territorio lucano del Vulture e dell’Alto Bradano e da qui, crescendo in potere ed espandendosi, giungeranno nel 1130 a dare vita al primo regno italiano, che è anche uno dei primi regni moderni d’Europa. La periferica emarginazione del nostro territorio di oggi non è perciò letteralmente e genericamente trasportabile nel passato. Nei tempi detti della civiltà del legno, nel medioevo, la materia prima e gli interessi economici e i valori morali per i quali ci si alleava, si combatteva, si viveva e si moriva erano altri da quelli di oggi. La geografia che era funzionale al bisogno economico-alimentare delle popolazioni dell’epoca era anche altra da quella di oggi. Senz’altro la nostra regione non si è mai espressa con grandi agglomerati urbani, da noi non è mai nata la città, ma le caratteristiche delle zone di pianura percorse dai nostri piccoli fiumi con a ridosso foreste di legname e selvaggina la rendevano una terra ricca di risorse. Era un’epoca abitata comunque da poche persone, scarso era il tasso demografico. Pertanto le pianure fluviali regionali e gli estesi boschi appenninici costituivano un’ obiettiva ricchezza di risorsa prima, il legno, e agro-alimentare per i pochi popolani e i signori che l’abitavano. Le asperità pede-montane appenniniche si prestarono anch’esse ad essere una componente positiva del territorio, per i meccanismi di difesa e di controllo del territorio vigenti all’epoca. Poco più di 50 anni dopo l’insediamento normanno in terra lucana comincia l’evento delle crociate. In questi cinquanta anni ed oltre dominati dai normanni, Roberto il Guiscardo partirà più volte alla conquista del vicino Oriente e i papi s’incontreranno più volte a Melfi con i loro vescovi e con il potere feudale, oltre a percorrere le strade del sud tra monasteri e diocesi. Come chiamavano questa terra i cavalieri normanni per metà briganti e predoni e per metà eroi e salvatori? Di certo non la chiamavano Lucania. Eppure i siti erano quelli lucani, cioè quelli che prima degli eventi medievali appartenevano di diritto all’antica III Regio augustea dei tempi romani, e che dopo apparterranno alla moderna Basilicata. All’epoca dei fatti che qui si stanno trattando la regione non era però riconosciuta come autonoma espressione territoriale differente da quelle confinanti. Melfi era una città delle alture interne dell’Apulia. Anche Genzano lo era. Leggiamo un episodio che riguarda Genzano di Lucania, riportato da Amato di Montecassino.
– C. 45, p. 111. – Un uomo che si chiamava Sarulo teneva una città detta Genzano, che era stata di suo fratello, il quale era morto e si chiamava Asclettino; e questo Sarulo amava Asclettino come se fosse ancora vivo e gli manteneva fedeltà. Costui sentì poi che Riccardo stava nella compagnia di Unfredo. Andò là dove Riccardo si trovava e non appena lo vide lo riconobbe per la buona fama che ne aveva sentito. Si avvicinò a lui e lo pregò di accettare la sua amicizia e di venire con lui nella sua città. E così fu fatto. E quando furono a Genzano, Sarulo chiamò i suoi cavalieri e non piccolo numero di altra gente e disse loro: “Ora è giunto il fratello del mio signore” e dichiarò che quella città gli apparteneva. “ Piegatevi le braccia e fatevi cavalieri di Riccardo”. E non si aspettò doni, secondo l’usanza, ma offrì a Riccardo tutte le sue cose. Pregò tutti i cavalieri di fare ciò che aveva fatto lui. Perciò fecero dono a Riccardo nella stessa maniera. E costrinse altresì la città a giurargli fedeltà. Mise in potere di Riccardo la terra e tutte le fortezze che stavano in casa. E Sarulo voleva lasciargliela ; ma Riccardo lo pregò di restare con lui e di tenere insieme le cose che gli aveva donato, e insieme dilettarsi. Sarulo consentì ed osservò l’ordine del suo signore. Quesi non aspettò fino al giorno seguente; la stessa notte penetrò in un’altra città ed i cavalieri riportarono preda smisurata , e saziò pienamente i cittadini della sua terra. Molti cavalieri accorsero ai doni che faceva Riccardo. Donava quel che poteva predare e non lo conservava. E la notte prendeva quel che restava. In questa maniera va saccheggiando tutta la terra intorno, e i cavalieri crescevano continuamente. Aveva avuto sessanta cavalieri, ed ora lo seguivano in cento, senza i vicini.Non lasciò proprietà a quelli di lungi; ma peggio fece al conte di Aversa. E poiché non potè vincerlo né per minaccia né per parentela, costui usò saggio consiglio: lo fece suo amico e gli dette la sorella per moglie, e gli donò il beneficio del fratello che era morto. E in questa maniera, quelli che erano stati nemici, godettero in amore. Dirò poi come questo Riccardo arrivò ad essere conte e da conte principe -. Continuando a scorrere i siti geografici che hanno riguardato la nostra regione, si ritiene utile citare alcune altre significative date per cogliere la negazione storica di quegli eventi in riferimento alla toponomastica regionale.

– Anno 1041, nella battaglia contro il catepano di Bari muore Stefano, vescovo di Acerenza, città lucana.

– Anno 1059, concilio di Melfi, Papa Nicola II incorona Roberto il Guiscardo duca di Puglia e di Calabria, per grazia di Dio e di San Pietro e, con il loro aiuto, di Sicilia.

– Anno 1061, i benedettini di Banzi costruiscono a Molfetta un ospizio e una chiesa (il santuario di Santa Maria dei Martiri) per dare sostegno e aiuto ai pellegrini in partenza e in arrivo dalla Terra Santa. Sono detentori dell’arte della costruzione delle chiese.

– Anno 1072-73, il vescovo di Vercelli, quale ambasciatore di Michele II di Costantinopoli, scende a Melfi dal Guiscardo per combinare il matrimonio tra la figlia del Guiscardo e il figlio di Michele VII. La circostanza evidenzia la centralità del territorio in termini di potere politico.

– Anno 1078, Azzo II d’Este dalla Lombardia scende a Melfi dal Guiscardo per combinare il matrimonio tra la figlia del Guiscardo e il figlio Ugo. (4)

– Anno 1080. Il vescovo Arnaldo comincia a costruire la cattedrale di Acerenza, applicando ad essa la regola della sezione aurea. L’applicazione sistematica della regola aurea è un fatto singolare, non unico ma molto raro, nel panorama delle costruzioni medievali.

– Anno 1081. In Bisanzio sale al potere Alessio Comnenio, che vi resterà per 37 anni.

– Anno 1081, agosto, entrano in Epiro Roberto il Guiscardo e suo figlio Boemondo, con l’approvazione del Papa. Per la prima volta nella storia in battaglia viene alzata la bandiera della chiesa, come a testimoniare che in quella battaglia l’esercito è difeso da Cristo. Per tale circostanza l’evento bellico viene definito da qualcuno una pre-crociata.

– Anno 1084, documento di donazione. Un certo Pagano dei Pagani, padre di un bambino di nome Ugo e signore di Forenza, insieme a sua moglie Emma dona alla chiesa della SS. Trinità di Venosa due chiese.

– Anno 1085: muore il Guiscardo, Boemondo rientra in Italia. Va a risiedere a Melfi. Il padre viene sepolto a Venosa.

– Anno 1089, papa Urbano II nell’abbazia benedettina di S.Maria di Banzi s’incontra con 32 vescovi e con Ruggero Borsa e suo fratello Boemondo.

– Anno 1089, nel concilio di Melfi Papa Urbano II toglie la scomunica ad Alessio Comnenio, nomina duca di Puglia Ruggero Borsa. Siamo a MELFI , che è a capo di tutte le città che comprende l’apula terra. (5)
– Anno 1095, mese di marzo, a Piacenza si tiene un concilio al quale sono presenti ambasciatori di Alessio Comnenio che chiedono l’aiuto del papa nella difesa contro le incursioni turche.
– Anno 1095, 18-28 novembre, nel concilio di Clermont, strapieno di folla, papa Urbano II indice la crociata, il progetto di liberare i luoghi sacri dagli infedeli.
– Anno 1096, Pietro l’eremita, a capo di un esercito di gente comune parte per Gerusalemme. E’ la crociata dei miserabili.

C’è una statua attribuibile a Berardo, il fondatore della regola dei templari, il potente ecclesiastico che scrive autorevolmente ai potenti di tutta l’Europa. Si trova a Vaglio. E a Castelmezzano c’è un’altra statua lignea costituente un reliquiario e raffigurante, con altrettanta alta probabilità, Pietro l’eremita. Sono circostanze che pongono delle domande ed esigenze di approfondimento.

– Anno 1096, in autunno partono per Gerusalemme anche Boemondo e i normanni dal meridione d’Italia.
– Anno 1128, Ruggero II ricevette da Onorio II, fuori dalle mura di Benevento, l’investitura del suo triplice ducato diventando il principe più potente d’Europa. (6) Erano i ducati di Puglia, Calabria e Sicilia. La Lucania continua a non esistere.
– Anno 1130, muore Onorio II. Si contendono la successione Anacleto II, proveniente da Cluny, e Innocenzo II .
– Anno 1130, a Benevento Ruggero II viene eletto re di Sicilia da papa Anacleto.
– Anno 1131, nel mese di ottobre un sinodo di 15 vescovi si riunì a Wurzburg per decidere chi scegliere come papa tra Anacleto e Innocenzo (7)
– Anno 1089. A Banzi sono 32 i vescovi che s’incontrano con il papa e i due potenti eredi del Guiscardo all’abbazia benedettina di Santa Maria ma la notizia viene riportata solo dall’erudito segretario dell’abate commendatario, Domenico Pannelli, nelle sue memorie dedicate al proto-cenobio lucano; la notizia non viene mai smentita né, però, riportata dagli storici medievisti. (8)
– Anno 1132, gravissima sconfitta di Ruggero II a Nocera. A Montepeloso, l’attuale Irsina in provincia di Matera, insorge Tancredi di Conversano. (9)

Ruggero II passa al contrattacco dopo aver riorganizzato l’esercito, che ora è composto soprattutto da saraceni. Nella primavera del 1133 piomba in Puglia, a Venosa. “Cominciando da Venosa perché, assicurandosi il possesso delle città montane del centro, Ruggero contava di isolare Tancredi e i ribelli dai loro alleati di Capua ad Ovest, il re si spinse rapidamente verso est e verso sud, in direzione del mare, lasciando dietro di sé rovine e desolazioni. (…) Corato, Barletta, Minervino, Matera caddero l’una dopo l’altra (…) Una sorte simile toccò a Melfi e neppure Ascoli fu risparmiata. Ruggero fermò il suo esercito davanti Montepeloso dove s’era trincerato Tancredi di Conversano”. (10)
Il 16 ottobre il re raggiunse Salerno e il 19 s’imbarcò per la Sicilia.

– Nel 1253, a 26 anni, Corrado IV, muore a Lavello, forse l’antica Ferento della III Regio augustea, senz’altro la cittadina in provincia di Potenza oggi.

– Qualche decennio prima, nel 1234, vengono promulgate dal padre di Corrado, l’imperatore Federico II, le “Costitutiones regni utriusque Siciliane” a Melfi.

– Molti secoli prima, tredici per la precisione, nell’ultima metà del I sec. a.C., Orazio Flacco a proposito della natìa Venosa dice: non so se Venosa è in Puglia o in Lucania.

– 1291, con la presa di Acri da parte dei musulmani ebbero fine due sec. di crociate.

Epilogo

Nel tempo storico sinteticamente tracciato gli eventi verificatisi nella nostra regione mai nominata hanno riguardato Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano, Lavello, Potenza, Matera, Melfi, Montepeloso, Castelmezzano, Venosa. Non è poco. La regione c’era, ma non veniva chiamata con un nome sistemico di macro-area. La grande area che godeva di un nome era la Puglia, a tratti era fortemente assente anche la Campania. Nell’XI sec. il ducato di Roberto il Guiscardo era quello della Puglia, della Calabria e, a Dio piacente, sarebbe stato anche quello della Sicilia. (11) Vicende storiche e complesse hanno decretato nei secoli questa terra assente, un non luogo. Talmente assente che è difficile anche darle un nome; pertanto, ironia della sorte, è anche l’unica in Italia ad averne addirittura due.
E l’effetto-eco di quest’assenza, che sembra diffusa nell’immaginario collettivo contemporaneo, è che l’emarginazione di oggi ha antichissima e immutevole origine. C’è sempre stata. Da questa regione non è passato anima viva. Anche la lucanica non è una salsiccia lucana ma appartiene alla tradizione culinaria della Lunigiana. Orazio era lucano o pugliese, e il suo fons Bandusiae si trovava in agro di Bandusia, a sei miglia da Venosa, o invece a Tivoli nella villa regalatagli da Mecenate? E Pitagora è nato a Siracusa o a Metaponto in Lucania? Gli storici accademici riportano con puntualità che sono pugliesi Venosa e Melfi, che Ugo dei Pagani è francese e non può essere italiano o addirittura del Sud Italia, nato a Nocera o forse a Forenza. Rispetto a questa cittadina lucana si riporta una circostanza che solo apparentemente è marginale rispetto al tema che si sta trattando. Nonostante la mancanza sistematica di ricerche e scavi in territorio di Forenza e la tesi della debolezza delle prove repertali sostenuta da diversi Autori, qualche anno fa è stato sancito da un sovrintendente-archeologo (che nel corso della sua carriera, come consuetudine vuole, era anche lui di passaggio dalla nostra terra) che l’antica Ferento è a Lavello e non corrisponde al comune di Forenza. (12) Ritornando al medioevo normanno si sottolinea la circostanza che questa terra è stata abitata nel XII secolo da emigrati di origine francese dalla seconda generazione ed oltre, quindi figli e nipoti di emigrati nati a loro volta su suolo italiano e non più interessati, come poteva invece succedere per gli emigrati di prima generazione, a rientrare nel paese d’origine. Erano di origine normanna e si dicevano Normanni ma abitavano in numero abbondante il suolo delle terre meridionali e quelle lucane in particolare nei decenni intorno alla prima crociata. Un’altra riflessione occorre fare. In quale misura l’emarginazione e l’assenza della regione senza nome e storia è stata condizionata dagli intellettuali lucani dell’8oo e del ‘900? (13)
Il fatto che senz’altro dal VI secolo in poi la regione non venisse più chiamata Lucania e che il nome di Basilicata sia apparso sicuramente, anche se forse non per la prima volta, senz’altro nel 1234 non significa che fosse stata una terra assente. La terra esisteva ed era conosciuta con nomi diversi e tutti circoscritti a specifiche zone.
Il pensiero storico sviluppatosi nel corso del tempo intorno all’assenza toponomastica regionale ha naturalmente segnato l’atteggiamento storico-dottrinale di lettura degli eventi di queste terre, consegnandoli alla storia e alla memoria del futuro quali non-luoghi. In epoca moderna non risulta priva di conseguenze il continuare ad escludere il suo nome di macro area regionale da significativi eventi storici di particolare importanza. Nella cornice di questo paradigma culturale diventa naturalmente difficile aprire uno spiraglio sull’ipotesi storica di Ugo dei Pagani nato a Forenza o a Nocera, comunque nel Sud Italia e non già in Francia, o su Urbano II che potrebbe essere stato monaco a Banzi, in quel cenobio dove fortissimamente vollero incontrarlo Ruggero Borsa e Boemondo o, ancora, che ciò che altrove si chiama eresìa, e in quanto tale viene ritenuto degno di conoscenza pubblica e di divulgazione, da queste parti, invece, anche se il fenomeno è durato diversi decenni, si chiama semplicemente insubordinazione e relegato alla dimenticanza pubblica. (14) Nella storia, comunque, le affermazioni dogmatiche hanno sempre vita difficile nonostante il successo di cui possono godere in certi periodi della vita di una nazione, come la nostra, dove il disagio di non essere ancora riusciti ad avere una comune identità condivisa dal Nord al Sud, con un esasperato disagio di convivenza delle differenti componenti geo-culturali, crea squilibri di indirizzo e di programmazione sia nella raccolta che nella gestione e nella divulgazione delle informazioni. E’ uno squilibrio che coinvolge un po’ tutti: dalle università fino al mercato dell’editoria, sia della carta stampata che delle televisioni. (15)

A cura di Canio Franculli – tratto dal libro “Normanni e templari tra Nord Europa e Sud Italia”

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